Rievocare il passato: per un atlante delle rievocazioni storiche in Toscana

di Caterina Di Pasquale

Piedi di una danzatrice

Cortei in costume, giostre, gare con l’arco e disfide di balestra, palii, ricostruzioni di ambiente e di mestieri, mangiafuoco e falconieri, performance teatrali che indossano i panni della ricostruzione testimoniale e viceversa, feste e festival dedicati a uno o più periodi storici: cosa hanno in comune tutte queste realtà?

Sono forme culturali che riflettono un certo modo di raccontare la storia nel presente, un modo che passa per i corpi, le esperienze di gruppi, i sentimenti, le pratiche collettive radicate in determinati contesti locali.

Queste forme sono in crescita, si moltiplicano sul territorio regionale, nazionale ed europeo, si estendono nello spazio, si connettono a forme e pratiche già esistenti, traggono ispirazione da un immaginario storico e storiografico fortemente mediatizzato, dai film, dalle fiction e anche dai documentari divulgativi. Esse mostrano il potere attrattivo di un certo modo di esibire e trasmettere la storia, forse poco ortodosso, ma certamente non inedito.

Vista la peculiarità degli oggetti-soggetti studiati, il nostro atlante deve essere considerato come un lavoro in progress; uno strumento che, seppur in modo non definitivo, fotografa le realtà, le interroga e prova a darne conto offrendo un primo bilancio. Il metodo con cui è stato realizzato è composito, fatto di:

  • casi di studio, durante i quali oltre alla rilevazione documentaria delle singole manifestazioni, sono state raccolte interviste, pubblicistica, documenti di archivio;
  • relazioni conoscitive con associazioni, musei, istituzioni;
  • approfondimenti sulla legislazione esistente, sia regionale che nazionale, o sulle iniziative promosse per favorire la nascita di una normativa condivisa;
  • analisi comparativa della sitografia;
  • rassegna della bibliografia nazionale e internazionale.

Nel censire le rievocazioni presenti nell’area regionale non sono stati usati criteri esclusivi ma inclusivi. Sono state indicizzate tutte le manifestazioni di cui l’archivio virtuale avesse memoria, quelle durate una sola edizione, quelle interrotte, quelle riprese; manifestazioni che prevedessero o avessero previsto la presenza di almeno un elemento del linguaggio rievocativo, quello più banale, ovvero la vestizione ed esibizione di un gruppo in abito storico, prodotto e rifinito ispirandosi a testi accademici e non, a fonti documentarie e anche iconografiche.

Se la vestizione può essere letta come un elemento strutturale della rievocazione/ricostruzione storica, non può essere considerata l’unica. Via via che la ricerca documentaria è progredita, la realtà sociale e culturale ha proposto altre forme più o meno composite e articolate che abbiamo immaginato come appartenenti per convenzione riconosciuta al linguaggio rievocativo. Queste forme sono state raccolte e presentate come parole-chiave: una sorta di vocabolario aperto nel quale segni, significati, soggetti e pratiche agiscono singolarmente o possono connettersi e sovrapporsi perché riconoscibili e riconosciuti all’interno di una consuetudine condivisa, appartenenti tutti a una medesima “cultura” espressiva, creativa, pragmatica.

Queste parole-chiave rappresentano un insieme aperto, anticumulativo, rinnovabile. E sono il frutto di un lavoro di indicizzazione e censimento della realtà sociale esaminata nelle sue tante articolazioni locali.

In conclusione i risultati raccolti nel nostro atlante, che non possono essere considerati come esaustivi data la vitalità, creatività e l’estemporaneità del fenomeno indagato, restituiscono una realtà regionale variegata, che è stata sintetizzata nelle tabelle riepilogative presenti nella sezione documenti. Le rievocazioni rilevate sono in tutto 140, la provincia di Firenze è quella con il maggior numero, 26, seguono Siena e Arezzo con 20 l’una, poi Pisa con 17, Lucca con 11, Grosseto con 9, Livorno 8, Pistoia 7, Prato 5 e Massa 4.

Il periodo maggiormente evocato è la storia medievale, a seguire la storia moderna, poi un periodo misto definito multiepoca nel quale confluiscono passati diversi (per lo più la storia antica, la storia medievale e la storia moderna), a chiudere la storia contemporanea, contraddistinta per riferimenti quasi esclusivamente puntuali e relativi alla seconda guerra mondiale (la Liberazione, alcune battaglie).

Al di là di questo primo bilancio quantitativo, utile a delineare delle linee di tendenza che possono suggerirci in quale area prevale una forma piuttosto che un’altra e in quali relazioni sono città e campagna, questa prima fotografia regionale, restituita graficamente tramite la mappa, andrebbe riletta alla luce della storia e della geografia umana e sociale dei singoli territori, alla luce delle variabili antropologiche (individuali e collettive) di ogni rievocazione, alla luce del legame con la società civile locale, regionale e nazionale, del legame con la memoria storica e, più in generale, con la cultura del ricordo e del significato politico ed economico. Ancora andrebbe costruita una rete che permetta di comprendere la circolazione interna, per esempio lo scambio di competenze che confluiscono in ogni singola manifestazione, e anche la diffusione e la moltiplicazione delle manifestazioni in un quadro non solo regionale, ma anche nazionale ed europeo. E così provare a capire quali e quante storie stiamo rievocando e ricostruendo.